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Nata nel settembre del 1969 a Rodez, Emmanuelle Pagano ha studiato estetica del cinema e arti plastiche. Ha pubblicato cinque romanzi – Pas devant les gens (La Martinière, 2004), Le Tiroir à cheveux (P.O.L., 2005), Les Adolescents troglodytes (P.O.L., 2007), Les Mains gamines, (P.O.L., 2008), L’Absence d’oiseaux d’eau (P.O.L., 2010) un racconto e una raccolta di storie – Un renard à mains nues (P.O.L., 2012) – e dei testi apparsi in riviste e opere collettive. Il suo ultimo libro, Nouons-nous, è una raccolta di frammenti ed è stato recentemente pubblicato dalle edizioni P.O.L. Collabora con artisti di altre discipline (danza, cinema, fotografia, arti visive). Prix Wepler fondazione La Poste 2008 e European Union Prize for Litterature 2009, i suoi libri sono
tradotti in tedesco, spagnolo, italiano, ungherese, bulgaro e presto anche in
croato, macedone, albanese, serbo, rumeno. Vive e lavora sull’altopiano dell’Ardèche. Attualmente borsista all’Accademia di Francia – Villa Medici a Roma : osserva le trasformazioni del paesaggio dell’Idroscalo di Ostia, all’imbocco del Tevere, dalla costruzione e ampliamento del nuovo porto
turistico di Roma, in vista della stesura di un romanzo – terza parte di una
trilogia in corso di scrittura – sulla relazione tra l’acqua e l’uomo, tra quanto
è naturale e quanto è costruito, sulla violenza dei flussi e delle rive che li
circondano: 1) sorgenti, riviere e mulinelli, 2) laghi, dighe, inondazioni,
3) fiumi, foci, mari e strutture portuali.

Il clown del lago
(storia, traduzione a cura di Alfonso Cariolato)

La preferita del lago
Le parole in gola
(storie, traduzione a cura di Roberto Lana)

L’assenza degli uccelli acquatici
(romanzo, traduzione italiana a cura di Tommaso Gurrieri per le Edizioni Barbès, nov 2010)

« Uno scambio di lettere con un amante scrittore, costruito come un romanzo inventato giorno per giorno, in due, e nel quale si inventa ciò che si ama. Senza sapere fino a dove il potere del romanzo può portare. Senza conoscere la fine della storia. Con dei vuoti, delle ellissi, perché l’uomo al quale la scrittrice scrive se ne è andato, portandosi via molte cose, e anche alcune sue lettere. Occorre immaginarsi quelle lettere, riempire quei vuoti, arrivare a costruire quello che a quell’amore è mancato. »